Divide et impera è una locuzione latina il cui significato è dividi e comanda; si tratta di un motto che la tradizione attribuisce a Filippo II di Macedonia, ma la sua origine non è del tutto certa.

Essenzialmente sta a significare che seminare l’odio fra i popoli soggiogati, giova a chi li domina ed è comunque di origini antiche.

ma le origini per quanto antiche non possono nascondere l’estrema attualità di questa frase.

Teoricamente in Italia vige la Democrazia Rappresentativa, una delle tre forme di governo che Montesquieu, illuminista del ‘700, descrisse nella sua opera “Lo spirito delle leggi” il cui “riassunto sintetico” è un libro di 1200 pagine (si mille e duecento pagine di riassunto sintetico) che io (lo confesso) ho letto solo in parte e che ipotizza che i tre modi primari di gestire il Potere siano la Democrazia, la Tirannia ed il Dispotismo.

Montesquieu (La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755)

Chissà se il grande Filosofo immaginava che la Sua opera sarebbe diventata il riferimento primario della moderna gestione dei poteri già a partire dal post rivoluzione Francese avvenuta poco dopo la pubblicazione dell’opera.

Probabilmente però non immaginava che la Democrazia sarebbe stata “interpretata” nel modo in cui lo vediamo oggi, con Politici sicuramente interessati a mantenere lo “status quo” ed una visione della gestione del potere che richiama di più l’antica frase “Divide et Impera” piuttosto che la sua opera pubblicata nel 1748.

Si perché guardando bene la situazione attuale vediamo la classe politica recitare in un teatrino dove gli attori si impegnano in una farsa che sempre di più assomiglia ad una tragedia, tesa più che altro ad accaparrarsi una parte di elettorato per mantenere in qualche modo il potere avendo cura di spingere le varie classi sociali a contrapporsi fra loro.

E allora la famosa democrazia, ormai divenuta democratura, serve non più a fare gli interessi del popolo ma si spezza in un processo costruito ad arte per dividere il popolo stesso in tantissimi interessi di parte che contribuiscono in modo non evidente ma determinante a mantenere la classe politica dove si trova nell’illusoria convinzione che “tanto prima o poi vinceranno i miei”

Così assistiamo a persone che insultano i lavoratori pubblici perché li accusano di essere fannulloni, altri che insultano le Partite Iva perché le accusano di evadere le tasse, altri che odiano i ricchi (in quanto tali: non importa come si sono arricchiti foss’anche onestamente) ed altri che pensano che i poveri siano poveri perché se lo meritano senza calcolare la complessità della vita e le disgrazie che possono intercorrere, altri che accusano le persone di non avere timore di un virus ed altre ancora che deridono chi si lascia influenzare da esso sostenendo che il virus è finto e così via. (potrei continuare)

Ma in questo modo siamo noi stessi che formiamo gruppi separati di persone che pensando di fare il loro interesse e non capiscono che l’interesse primario di un cittadino è che la propria Nazione prosperi.

Curare solo l’erba del nostro giardino non ci porterà a nulla perché anche il giardino più fertile prima o poi muore in mezzo al deserto.

Davide Carlo Serra

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