Intanto vorrei scusarmi con tutti i nostri “lettori” ed ipotetici “e-lettori” per la mia non continuità sui social, ma come tutti i papà, mamma, figli, zii e nipoti ho una vita da lavoratore e marito, e non facendo il “politicante” per campare (come anche tutti i membri di Sovranità Italiana), devo trovare anche io il modo di portare il pane a tavola. Dopo questa breve introduzione, che mi era doverosa, scendiamo nel tema specifico e distinguiamo due ambiti di approccio:

  • Metodo
  • Merito

Nel metodo: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella convoca Mario Draghi come futuro Presidente del Consiglio scordandosi dei principi fondamentali e non: Il Presidente della Repubblica scioglie le camere quando non si ha più una maggioranza parlamentare possibile (e quindi si va ad elezioni) -Il Presidente della Repubblica, resosi conto della distanza abissale che esiste fra gli eletti nel parlamento e la volontà popolare potrebbe sciogliere le camere (quantomeno per etica, per evitarci quell’orribile spettacolo che è stato il “mercato delle vacche” che nulla aveva a che fare con il popolo, se non lo sdegno) Le basi fondanti della democrazia, in qualsiasi manuale di politologia sono: suffragio universale, elezioni libere, competitive, ricorrenti e corrette, più di un partito, diverse e alternative fonti di informazioni, reale garanzia di diritti civili e politici. In questo caso sempre sui manuali di politologia si parla di “deriva tecnocratica”, ovvero quella particolare procedura che porta chi “governa” a sfiduciare il voto popolare per l’autoconservazione del potere, detto in parole povere: “il popolo non sa votare, facciamo da noi”.

In base a queste considerazioni, ritengo che il Presidente della Repubblica non abbia ottemperato a quella condizione d’imparzialità che dovrebbe assumere; per quanto mi riguarda ho grandissimo rispetto per la carica istituzionale da lui ricoperta, ma una bassa considerazione dell’operato dell’uomo.

Affrontato il “metodo” della questione, affrontiamo il merito: il soggetto di questo articolo: Mario Draghi.

Mario Draghi, come sentirete dire su qualsiasi tg, rivista o quotidiano, viene presentato come persona di “alto profilo ” (un nuovo aggettivo della neolingua); caratteristica assolutamente non smentibile dal suo curriculum.

C’è chi lo definisce come un “volgare affarista” (Ex PdR Cossiga) e chi lo incensa come nuovo salvatore della patria (i vari quotidiani pagati spesso con abbondanza di soldi pubblici, abituati a magnificare i governanti di turno ). Adesso potremmo stare qui a scrivere per ore del suo profilo; di come svendette privatizzandola buona parte dell’industria pubblica italiana dopo il Britannia, di come giocò in borsa con soldi pubblici come uno speculatore qualsiasi (ampliando e di parecchio il nostro debito pubblico) oppure come scrisse (a quattro mani) quella famosa lettera al Governo Berlusconi del 2011 che innescò mediante spread, il golpe finanziario che portò al potere Monti e la Fornero. Draghi è come uno scritto di Pirandello: uno, nessuno, centomila; tant’è che fra le domande più ricercate su google ultimamente spunta:

“Draghi è di destra o di sinistra?”

La verità su di lui, che può anche essere definito un “Maradona” della finanza (se mi passate il paragone calcistico) è, che ad oggi, non si sa con che squadra giochi, se per l’Italia o per l’Europa. Giocando per l’Italia avremmo il Maradona che tira in porta da due metri di distanza senza portiere (conosce benissimo le dinamiche Europee e del target 2), quindi sarebbe l’uomo più indicato per tirarci fuori dalla truffa della moneta unica arginando i potenziali danni derivanti; se così non fosse, le macerie attorno al nostro bel paese sarebbero enormi.

Gianfranco Mannino Segr. Naz. Sovranità Italiana

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