La contrattazione delle materie prime avviene oggi sui mercati primari e secondari mediante contratti denominati Futures che hanno origini molto più lontane nel tempo di quanto molti possano pensare e nacquero a Chicago intorno al 1865 dalla necessità di tutelare il mercato sia per quanto riguarda l’acquirente che il venditore. Per spiegare le cose (come tento di fare sempre) con esempi semplici immaginiamo che una azienda produttrice di farina abbia la necessità di sapere in modo più anticipato possibile quanto costerà il grano nel prossimo futuro, senza accollarsi il rischio di variazioni del prezzo o di quantità e contemporaneamente per un produttore di grano di non accollarsi il rischio che lo stesso resti invenduto. In questa maniera si iniziò (ma questo prima del 1865) a contrattare la compravendita delle merci in anticipo sottoscrivendo contratti a lungo termine, dove l’acquirente si impegnava a comprare Grano ad un certo prezzo ed il venditore si impegnava a produrlo già sapendo che sarebbe stato venduto. Tuttavia si presentò presto il problema che una eventuale mancanza da parte di una delle due parti sarebbe stata una controversia da gestire legalmente con tempi molto lunghi e poche garanzie di tutela per i contraenti.

Sessione di compravendita al Chicago Board of Trade, 1900 (Fotografo George R. Lawrence)

Per questo, come detto poco sopra, nel 1865 in piena rivoluzione industriale il CBOT (Chicago Board of Trade) avvia le contrattazioni dei primi future con caratteristiche standard a cui affianca una cassa di compensazione che acquisendo dei margini di garanzia da parte di ambo le parti (venditori e compratori) si interpone come controparte dei contratti. Tale contrattazione, originariamente possibile solo “alle grida” si univa alle tecnologie dell’epoca (la comunicazione via cavo) e grazie alla disponibilità del primo cavo telegrafico di comunicazione transatlantico si estese anche all’Inghilterra dove già dal 1821 venivano utilizzati contratti a termine sulle merci che ancora dovevano arrivare sul territorio inglese e (di conseguenza) ai mercati europei.

Esaurita questa brevissima premessa (sui Futures e sulla loro storia si potrebbe scrivere una intera enciclopedia) la cosa che mi interessa far notare è che su questi si sviluppano essenzialmente due mercati:

  • Mercato Fisico
    E’ questo il mercato reale, composto cioè dai veri produttori e consumatori (intesi entrambi come aziende del settore) che acquistano i contratti con l’intenzione di ritirare fisicamente (a scadenza) il bene oggetto del contratto utilizzato realmente nel proprio ciclo produttivo ed a questo sono ammessi solo ed esclusivamente gli operatori del settore.
  • Mercato Finanziario (ma dai?! Sempre in mezzo eh?)
    Dove le merci destinate a consegne avanti nel tempo sono contrattate con accesso libero sia agli operatori del settore che a speculatori che non hanno la minima intenzione di “ritirare” la merce acquistata ma solo quella di speculare (cosa peraltro legittima) sull’andamento del prezzo del Futures ed anche questa categoria (in teoria) risulta essere importante perché (nelle intenzioni di chi ha messo a punto il sistema) dovrebbe fornire liquidità e quindi facilitare la compravendita degli strumenti.

Bene: con le premesse mi fermo qui, ed a chi mi legge e desidera approfondire (come detto ci sarebbe da scrivere una enciclopedia) consiglio di acquistare qualche buon libro sull’argomento ed armarsi di tanta pazienza e voglia di leggere (e soprattutto di capire), senza consigliare titoli specifici per non fare pubblicità gratuita.

Mi voglio solo soffermare su due cose:

La legge del rapporto Domanda / Offerta
  • Legge di mercato Domanda / Offerta
    Si tratta di una legge di mercato fisico (oserei dire “naturale” se mi passate il termine) che impone ai prezzi di salire quando la domanda supera l’offerta e di scendere quando accade il contrario
  • Come la finanza può falsare questa legge
    Alla stessa stregua dei beni fisici, anche i Futures possono essere negoziati ma il loro prezzo sale (e scende) in funzione della richiesta del titolo e non del bene!

Ora occorre sapere che non tutti i mercati hanno la stessa liquidità: per fare un esempio il mercato EUR/USD (Euro contro Dollaro Americano) è uno dei mercati più liquidi del mondo (probabilmente il più liquido di tutti) al punto che può essere influenzato solo (o quasi) dalle banche centrali o dagli stati stessi che acquistano valuta straniera a scopi di tutela e garanzia. Tanto per capirci per far muovere quel Future anche solo di pochi PIP (acronimo di Points In Percentage e rappresenta il punto base di variazione minima di prezzo) servono miliardi di dollari senza considerare che tale rapporto viene bilanciato proprio dalle Banche Centrali che acquistano o vendono per tutelare il rapporto fra le due valute in quanto attorno a quello avvengono scambi commerciali per miliardi (molti) di dollari al giorno ed influenza l’economia di due continenti.

Al contrario altri mercati, pur essendo liquidi, sono più facilmente influenzabili da speculatori che (acquistando o vendendo il titolo) ne possono influenzare il prezzo ed è questo il caso delle materie prime, salite in parte per la reale diminuita capacità produttiva dovuta al Covid-19 ed in parte (anche se è difficile determinare le percentuali e non ho strumenti per addentrarmi in questa analisi) al rapporto fra domanda ed offerta dei titoli, a tutto beneficio degli speculatori.

A questo punto la manovra (della Finanza Speculativa) è presto compresa:

  • Acquistare titoli sui Futures delle materie prime
    Come detto questo contribuisce a far salire i prezzi (che sarebbero saliti comunque a causa del Covid) ma sicuramente in quantità minore rispetto a quanto stiamo osservando in questi mesi speculando sulla salita dei titoli.
  • Generare inflazione insana
    La differenza fra “inflazione sana” ed “inflazione insana” è presto detta: l’inflazione “sana” si ha quado in circolazione c’è troppo denaro e questo da una spinta ai consumi che alza la domanda e fa salire i prezzi, mentre quella “insana” si ha quando qualcuno fa salire “artificialmente” i prezzi per speculare sulla situazione.
  • Costringere i Governi ad “aiutare” le persone a pagare le bollette
    Ovviamente un aumento dell’energia (in genere) con conseguente aumento delle spese generali di casa mette in estrema difficoltà i consumatori imponendo ai governi di stanziare fondi (in deficit) per aiutarli.
  • Causando un ulteriore indebitamento degli Stati
    Che potrà portare altri profitti agli speculatori del debito pubblico nella solita “spirale senza fine”

Dovrebbe essere chiaro però che io non ce l’ho con la finanza in generale: quella serve! E da qui il titolo dell’articolo sulla differenza fra “scopo” ed “utilizzo“: come sempre accade qualsiasi strumento può essere usato bene ed usato male. Con una Automobile posso andare tranquillamente in giro per strada od uccidere una persona ma l’automobile è uno “strumento” inerte (così come in certo senso lo è la Finanza) e non può essere colpevole di nulla: è la mano che la guida che può essere criminale. E per questo nasce Sovranità Italiana : per “rimettere la Finanza Internazionale al suo posto” e cioè al servizio dell’Economia che rappresenta l’unica vera ricchezza dei popoli.

Solo facendo questo risolveremo veramente i problemi. Non prima.

Davide Carlo Serra

Di Davide Serra

Presidente di Sovranità Italiana

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