La conoscenza è a disposizione di tutti, la si può apprendere e studiare sui libri, la si può apprendere dai maestri e dai guru, in chiesa, a scuola, in famiglia, ovunque.

Il conoscere è quindi tratto da eventi non conosciuti in prima persona, ma conosciuti attraverso le parole o gli scritti di chi, invece, ha avuto modo di “sperimentarli” in prima persona.

Ecco quindi che l’informazione ha un ruolo cardine per la trasmissione della conoscenza e chi più del mondo dell’informazione gioca questo ruolo di responsabilità ogni giorno? I giornalisti ovviamente o, come si usa dire oggi, i mass media.

Ricordate i tempi del Watergate? Uno tra gli esempi più eclatanti, a livello mondiale, di giornalismo d’inchiesta promosso dai due reporter Bob Woodward e Carl Bernstein.

E parlando di giornalismo di casa nostra, come non ricordare Enzo Biagi, Oriana Fallaci, Indro Montanelli, Giorgio Bocca, Walter Tobagi e Ilaria Alpi.

Tutti questi reporters avevano nel loro dna la consapevolezza di svolgere un compito: esaminare, accertare e diffondere la realtà dei fatti.

“Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un ‘vendicatore’ capace di riparare torti ed ingiustizie” – E. Biagi

Oggi, come allora, c’è necessità di un’informazione certificata, garantita, efficace e affidabile ed invece quello di cui ci si rende conto ormai è che il giornalismo professionale negli ultimi decenni ha perso molta credibilità. Vizi come sensazionalismo, superficialità, poca attenzione ai diritti delle persone non sono stati estirpati, anzi.

La democrazia ha bisogno di un’informazione in cui prevalga un’etica di servizio, che non si pieghi ad interessi, personali, aziendali, politici o comunque di parte.

Per questo si rende necessario un Garante per la pluralità di informazione, affinchè la conoscenza e la coscienza del pubblico si formi attraverso la ricerca della verità.

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