Sta davvero per arrivare una pioggia di soldi in Italia? L’UE è davvero cambiata o dovremo dire addio anche gli ultimi brandelli di autonomia fiscale che ci sono rimasti?

L’Italia e gli italiani non stanno sicuramente attraversando uno dei momenti migliori della loro storia recente, ce lo dice il tasso di disoccupazione e soprattutto di precarietà del lavoro, ce lo dice il livello dell’inflazione da record, ce lo conferma il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in perenne aumento negli ultimi anni, per non parlare del PIL che non è ancora tornato ai livelli pre-crisi del 2008.

In questi anni sono mancati gli strumenti, monetari e fiscali oltre che politici, e la possibilità di usarli a vantaggio della popolazione, e questa è la situazione in cui ci troviamo.

Con la pandemia da Covid-19 e l’attuale guerra in Ucraina questo trend negativo non ha fatto che aggravarsi vertiginosamente, rischiamo di piombare in un baratro ancora più profondo dal quale difficilmente riusciremo ad emergere, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita delle generazioni future (altro che debito pubblico).

Un’ancora di salvezza come ci ricordano ogni giorno media e giornali ce la sta lanciando l’Europa, attraverso il PNRR uno strumento che farà piovere miliardi sull’Italia. Ma è veramente così?

Come ribadito più volte da molti esperti e tecnici purtroppo questo piano presentato come irrinunciabile e salvifico non è altro che l’ennesimo strumento europeo a debito e macro-economicamente irrilevante, che non sarà assolutamente in grado di risollevare le sorti dell’Italia.

Cerchiamo di fare chiarezza su questo strumento, reso volutamente poco trasparente dalla politica. Il totale di fondi erogati dall’UE all’Italia è di circa 191,5 mld, dei quali 122,6 sono prestiti a tassi agevolati che andranno restituiti e 68,9 sono finanziamenti “a fondo perduto”, in più è stato permesso al Governo di fare un deficit aggiuntivo per finanziare determinati progetti per un ammontare di 30,6 mld. Il tutto spalmato in sei lunghi anni.

Allora per quanto riguarda i prestiti, l’Italia non avrebbe problemi a reperirli sul mercato a tassi comunque bassissimi (fino a poco fa i tassi dei titoli decennali avevano rendimenti prossimi allo zero) in oltre basta osservare come puntualmente in ogni asta di titoli di Stato la domanda degli investitori sia sempre tre o quattro volte l’offerta di titoli da parte del Tesoro per capire che non avevamo affatto bisogno di questo strumento per reperire fondi; in sostanza preferiamo indebitarci attraverso il PNRR, che ci impone condizioni, piuttosto che autonomamente attraverso l’emissioni di titoli, ad un costo praticamente nullo. Nessun regalo da parte dell’UE, nessuna creazione di nuova moneta ma altri debiti che andranno ripagati con tasse e tagli (peraltro già programmati e parte integrante delle condizionalità necessarie per accedere a tali fondi) soldi che verranno usati per finanziare progetti e riforme fortemente volute da Bruxelles e che poco o nulla avvantaggeranno gli italiani, anzi molte sono volte proprio alla distruzione del benessere con la scusa per esempio di incentivare la concorrenza.

Per quanto riguarda i soldi così detti a fondo perduto sarebbe interessante capire da dove vengono questi soldi, vengono dal bilancio europeo del quale noi Italia fino ad oggi siamo stati contributori netti, a sentire le promesse europee così non sarà per i prossimi sette anni, anche se non ci metterei la mano sul fuoco, in ogni caso dei 60 mld a fondo perduto la maggior parte ce li metteremo comunque noi contribuendo all’allargamento del bilancio UE, chiamato per l’occasione QFP quadro finanziario pluriennale, giusto per confondere un po’ le idee (sperando che diversamente da come succede da decenni siano più quelli che riceviamo che quelli che versiamo). Quindi in sostanza nessun regalo, ma come accade puntualmente da anni soldi che noi versiamo o che dovremmo versare in futuro ci vengono prestati con gli interessi e con condizionalità fortissime per l’economia del nostro paese.

Detto questo, 200 mld in sei anni sarebbero molto pochi anche se fossero tutti regalati a fondo perduto, considerando che la spesa pubblica in Italia nel 2021 è stata di circa 1000 miliardi di euro, una misura macro-economicamente irrilevante, l’unica cosa che rileva sono le condizionalità che metteranno in ginocchio interi settori del paese, c’è chi lo dice da circa due anni.

In realtà questo strumento è perfettamente in linea con gli altri strumenti proposti dall’UE fino ad oggi, ci ridanno indietro i nostri soldi, con gli interessi, e ci vincolano a spenderli per le riforme che sono più congeniali per il progetto europeo, anche se vogliono dire morte per interi settori produttivi e famiglie italiane.

Questo è il sogno europeo e chi lo nega mente spudoratamente sapendo di mentire, la nostra situazione di colonia ormai è sempre più chiara e questa situazione economica compromette fortemente democrazia e libertà.

Il nostro paese per riprendersi e tornare ai livelli di produttività e benessere che hanno caratterizzato la fine dello scorso secolo e i primi anni del nuovo millennio deve assolutamente riappropriarsi delle proprie sovranità, prime fra tutte quella economica e politica, solo così saremo in grado di valorizzare le meraviglie che la nostra terra offre e la laboriosità del nostro popolo, impostando un modello di sviluppo sostenibile e circolare nel quale viene messo al primo posto il benessere dei cittadini, la loro stabilità ed il loro futuro.

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