Una teoria che sostengo da tempo con forza è quella che ipotizza che la povertà sia solo una scelta politica. Cosa intendo con questo? Che al mondo c’è qualcuno che vuole che esistano i poveri? Assolutamente no, ma è sempre meglio precisare perché la parola “complottista” mi sta molto stretta: da sempre cerco di dire la verità (tutta Sovranità Italiana è costruita su questo principio) e se sostengo che il mondo oggi è in mano alle lobbies non è perché sono “complottista” ma solo perché è un dato di fatto e ci sono decine di situazioni reali che lo dimostrano (per citarne solo uno in U.S.A. le aziende farmaceutiche vengono finanziate dallo Stato e poi se trovano delle cure si tengono i diritti e li vendono a caro prezzo per cui se non è controllo da parte di una Lobby questo ditemi voi cosa lo è).

Tornando sul tema della povertà diciamo piuttosto che le grandi scuole economiche mondiali si interrogano da sempre su quale sia la soluzione migliore per mettere in armonia Economia e Finanza presentando varie teorie più o meno valide ma tutte con alcuni fattori comuni, uno dei quali è la “disoccupazione strutturale”. Da un punto di vista teorico molti sostengono che la troppa occupazione possa generare inflazione che svaluta il risparmio, ma oggi sappiamo benissimo che un certo tasso di inflazione serve perché il regime finanziario ad “inflazione zero” non funziona per svariate ragioni ed anche nel nostro programma è prevista una inflazione ottimale che va dal 2% al 4% e questi numeri sono derivati da stime macroeconomiche sicuramente passibili di revisione. (potrebbe essere dal 3 al 5 oppure 2 al 6 o altri numeri ancora). In merito alla disoccupazione e solo per fare un esempio la U.E. chiede una “disoccupazione strutturale” del 10,5% che a mio avviso è una follia politica e sociale.

Ora noi siamo passati da una economia di sussistenza presente fino a circa diecimila anni fa (quando si operava il baratto) ad una economia industriale grazie anche (e soprattutto) all’invenzione della moneta che essendo un IVF (Indice di Valore Fungibile, un neologismo coniato da chi scrive n.d.r.) serve ad agevolare gli scambi commerciali. Perché lo chiamo così? Molto semplice: molti pensano che quando noi lavoriamo produciamo Denaro: nulla di più falso! Quando lavoriamo produciamo Valore che per essere utilizzato deve essere convertito in Denaro. Per fare un esempio semplice, uno spazzino non può andare a fare la spesa dicendo: “ho pulito una strada ora in cambio dammi due bistecche”. Lo Spazzino (mestiere nobilissimo) riceverà dal suo datore di lavoro uno stipendio che potrà utilizzare per acquistare ciò che vuole (bistecche comprese).

Perché questo concetto è così importante da capire? Perché pensando che il Denaro sia un Bene è maturata nei secoli la convinzione (malsana) che il Denaro possa produrre Valore da solo sotto forma di interessi: (ora so che molti penseranno: eresia!! certo che produce interessi!)

Tanto per iniziare l’idea non è mia: nell’antichità prestare denaro ad interesse era considerato peccato grave da due delle tre grandi religioni monoteiste: il Cristianesimo e l’Islam. Solo la religione Ebraica lo consentiva e questo lo dico solo per non prendermi la paternità di un concetto non mio. Allora dove sta questo Equivoco Finanziario che cito nel titolo dell’Articolo? in realtà è molto semplice: sta nell’idea che il Denaro possa produrre Valore mentre non può assolutamente farlo e questo ha posto le basi alla Speculazione Finanziaria. Tornando all’esempio dello Spazzino, perché il suo lavoro produce Valore? Per la semplice ragione che lo Spazzino vive in una società che considera il suo lavoro importante al punto da decidere di pagarglielo, riconoscendone l’utilità. Se lo spazzino fosse solo al mondo non potrebbe percepire uno stipendio per pulire le strade perché nessuno darebbe Valore al suo lavoro. Come i tagli di coltello nelle tele di Lucio Fontana che hanno un valore solo perché qualcuno nel modo è disposto a comprarle a quel prezzo ma l’esempio non è buono, perché il concetto (estremizzato) vale in realtà per tutte le cose siano esse poste in vendita oppure no: il “valore intrinseco” non esiste.

Per questo penso che l’idea (malsana) che il Denaro possa produrre Valore abbia portato negli anni alla creazione di meccanismi malati che hanno consentito alla “Finanza Creativa” di inventare mille modi per produrre Denaro dal Denaro ed in effetti ci sono riusciti. Quindi è vero? Dal Denaro si può Produrre Denaro quindi Valore? In effetti si (purtroppo) ma è Valore malato. Ma perché dico questo?

L’economia di sussistenza si basava su un semplice principio di fondo: la mutualità degli individui: io faccio qualcosa che serve a Te e Tu fai qualcosa che serve a me. Potrà sembrare strano ma questo antichissimo principio è una sorta di legge universale che vale ancora. Quando si vive in una società si hanno fondamentalmente due scelte: si fa qualcosa per la società (e se ne trae profitto per se stessi) oppure si fa qualcosa solo per se stessi. La prima funziona. La seconda no. Per dirla con un esempio noi potremmo essere ricchi quanto vogliamo ma non potremmo andare a fare la spesa se non ci fossero i negozi. Ma i negozi esistono perché fra le tante persone esistenti alcune che avevano bisogno di un reddito hanno deciso di aprirli, facendo qualcosa che serviva agli altri per ricavarne il Valore necessario alla propria esistenza. oggi le cose sono più complesse ma si basano sullo stesso principio: se a me serve un bene qualsiasi è necessario che qualcuno lo produca ma chi lo fa mi offre un servizio al quale io do valore e per questo sono disposto a pagare. Ora se noi riusciamo (e purtroppo ci riusciamo) a trasformare 100 euro in 200 euro con la mera speculazione apparentemente siamo diventati più ricchi ma non abbiamo fatto nulla di positivo per la società. Se sono solo io a farlo si può ancora sopportare, se siamo il 10% della popolazione si può ancora sopportare, ma non sarà mai possibile farlo per tutti perché non funzionerebbe: in poche parole l’arricchimento mediante speculazione non è sostenibile.

Se vogliamo è anche questa una delle ragioni per cui noi di Sovranità Italiana siamo totalmente contrari al Reddito di Cittadinanza: se è vero che serve a chi non ha lavoro allora la risposta è che non è possibile che non ci sia lavoro: significherebbe che non esistono al mondo esigenze che noi (con il nostro lavoro) potremmo soddisfare il che rappresenta un assurdo sociale: di esigenze ce ne sono! Eccome! Semmai esistono, almeno in Italia ma credo in molte parti del mondo, delle pastoie burocratiche che rendono ormai impossibile fare impresa e questo causa la mancanza di lavoro. Più che mancanza di lavoro la chiamerei mancanza di volontà politica di farlo emergere per mantenere la disoccupazione strutturale ai livelli desiderati dalla Finanza che gestendo la Politica Monetaria contribuisce a questo.

Ora la soluzione esiste ma non è di attuazione immediata. Per prima cosa occorre togliere alla Finanza Speculativa la possibilità di speculare sugli Stati Sovrani (si dovrebbe limitare a farlo sulle Aziende Private ma anche li fino a un certo punto) arrivando a sostituire il paradigma monetario attuale con uno diverso. Ma prima di arrivare a questo occorre che le persone si convincano che dal Denaro non è possibile generare Valore a meno che non lo si investa in attività produttive. In pratica deve essere l’Economia, sotto la guida della Vera Politica a trainare il mondo con la Finanza al suo servizio, facendo emergere posti di lavoro che già esistono naturalmente. Questo però sarà possibile farlo solo con una Politica Monetaria che gestisca la massa circolante con questo scopo: al momento attuale è gestita dai Finanzieri per favorire la Speculazione e questo è il grande, grandissimo equivoco di cui parlo:

Pensare che si possa vivere di Speculazione e che questo possa funzionare per tutti.

Funziona solo se a farlo sono pochi e ad oggi pochi (pochissimi) ci sono riusciti a discapito di molti (moltissimi) che patiscono la fame. E la vera Politica è latitante! Ma la faremo tornare.

Davide Carlo Serra

Di Davide Serra

Presidente di Sovranità Italiana

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