Correva l’anno 1996 quando il 30 dicembre stavo ascoltando un telegiornale (penso TG1 o TG2 ma non ricordo) e sentii la notizia che il Governo aveva stanziato dei “Bonus Rottamazione” da dare alle persone per incentivare il rinnovo del parco macchine che poteva arrivare fino a due milioni delle vecchie lire. Ricordo molto bene che la notizia mi colpì perché la trovai innaturale: nella mia ingenuità di allora pensai che un mercato (uno qualsiasi) ha una sua curva di Domanda/Offerta e non mi sembrava una bella cosa forzare la domanda: in qualsiasi modo lo si fosse fatto si sarebbe creata una forzatura che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe solo anticipato degli acquisti destinati agli anni futuri ma (in effetti) non mi scandalizzai più di tanto: dopotutto raramente vedevo i governi prendere provvedimenti lungimiranti come avrei voluto e questo, per quanto inutile, non mi sembrava neppure il peggiore.

Però poi, la sera, durante un altro Telegiornale (si ne guardavo molti già allora) mi colpì un intermezzo pubblicitario dove (a contorno di immagini che non ricordo) una voce fuori campo diceva pressappoco:

il Governo Ti da due Milioni? Noi Te ne diamo altri Due!

Era la pubblicità della Fiat (allora c’era ancora l’Avvocato al comando) che promuoveva un ulteriore “Bonus Fiat” che si aggiungeva a quello del Governo. Beh che c’è di strano voi direte? C’è di strano che una campagna pubblicitaria, per essere decisa, finanziata, elaborata, realizzata e messa in onda per quanto presto tu faccia occorrono almeno sei mesi: come aveva fatto la Fiat ad uscire con la promo la sera stessa della notizia?

Stabilimento Fiat di Torino.

Un’altra conferma del fatto che serve u po’ di tempo fu che le altre case automobilistiche uscirono con spot del tutto analoghi ma in ritardo di non meno di due settimane o anche tre! per forza: avevano iniziato a pensare alla campagna dopo aver sentito la notizia che (evidentemente) a loro era arrivata dopo e correndo come pazzi erano usciti dopo due settimane per non perdere il treno. E, ironia, l’allora capo del governo Romano Prodi, ufficializzò una manovra simile – che entrò in vigore due giorni dopo – dichiarando fino poche ore prima che non si sarebbe potuto metterla in atto beccandosi pure tanti complimenti perché le rottamazioni – pericolose in prospettiva ma inevitabili in momenti di crisi irreversibile – si fanno, non si annunciano!

Diciamo che non si annunciano a Tutti ma tant’è…

Almeno Prodi lo aveva annunciato “a sorpresa” (si fa per dire) ma almeno lo portò a termine: oggi lo annunciano, poi si accorgono di aver fatto una stupidaggine e lo modificano, poi lo modificano ancora ed alla fine finiscono i fondi in mezzo ad una marea di truffe e poi lo chiudono dopo che una parte di persone ha iniziato i lavori e le aziende non riescono più a smobilizzare il denaro perché le banche non accettano più il credito ma possiamo stare tranquilli perché abbiamo il “Governo dei Migliori”

Ma in realtà tutta questa premessa era solo per fare un po’ di ironia su come finiscono i fondi gratuiti che quando va bene sono indirizzati agli amici e quanto va male sono buttati alla Mafia, e non parla della posizione di Sovranità Italiana in merito agli “incentivi” o “bonus” o come li si vuole chiamare.

Ebbene siamo totalmente contrari! (ma ora aspettate un attimo a linciarmi).

La ragione, come del resto tutte le nostre opinioni politiche sono abituare ad essere, è molto più profonda del semplice “tanto vanno alla Mafia”: fosse solo quello! Il problema è che noi viviamo in un mondo dove i meccanismi finanziari costringono (tutti: dipendenti ed autonomi) a lavorare sotto costo per poi elargire dei bonus per le Famiglie e le Imprese come se fossero “doni dal cielo” dati da un Governo che ama il popolo mentre del Popolo se ne frega bellamente. Se un Dipendente guadagnasse uno stipendio equo ed equamente proporzionato alle sue professionalità non avrebbe alcun bisogno di “bonus” per comprarsi la casa o la macchina perché ce la farebbe con il suo stipendio. Se un Artigiano potesse lavorare senza essere letteralmente massacrato dalle Tasse non avrebbe alcun bisogno di chiedere ai suoi Dipendenti di lavorare per una miseria (scatenando quelle lotte di classe che tanto odio) e gli resterebbero perfino i soldi da investire nella sua impresa oltre che comprarsi (magari) una bella casa ed una bella auto: io sono stato giovane in uno Stato che funzionava così.

il mondo delle Piccole e Medie imprese, fiore all’occhiello della nostra economia dagli anni 60/70 in poi, che sono messe oggi nella totale impossibilità di operare a causa di mille balzelli economici e burocratici erano (e dovrebbero essere) la via di sfogo per ogni cittadino con desiderio imprenditoriale che, in assenza di un lavoro che sia quello desiderato) potrebbe intraprendere per costruirsi la propria vita. Nel mondo di oggi vedo solo persone che “cercano lavoro” e poche (ben poche) che provano ad inventarsi un lavoro ma certamente non hanno alcuna colpa perché fare Piccola Impresa oggi in Italia è impossibile. Se parti con un progetto dal budget milionario allora va bene ma se non hai denaro da parte non puoi fare nulla ma per avere denaro da parte dovresti lavorare. Ed ora in un meccanismo perverso che depreda le Famiglie e le Imprese dopo averle depredate di tutte le ricchezze prodotte si danno loro dei Bonus che il più delle volte sono elemosine ma quando non lo sono sono addirittura ridicoli: il 110% di quello che spendi è un incentivo per le Imprese a fare il preventivo più alto possibile ed il Cliente non controlla perché tanto non paga Lui. Almeno lo avessero fatto del 50% avrebbe aiutato lo stesso ma chi doveva pagare l’altro 50% sarebbe stato attento a spendere il meno possibile.

Ma più che il 110% ad essere ridicolo diciamo che è tragico affamare la gente per poi dargli il Bonus. Portate la tassazione a livelli equi e poi vedrete che nessuno avrà bisogno di Bonus, il mercato del lavoro tornerà a funzionare e tutti pagheranno le tasse che (per inciso) con una Moneta Sovrana servirebbero solo a mantenere la massa monetaria a livelli economicamente e finanziariamente corretti.

Questa è la cosa più difficile da capire forse: che la povertà è solo una scelta politica.
Scelta che noi vogliamo cambiare non con i Bonus ma con la Dignità del lavoro.

Davide Carlo Serra

Di Davide Serra

Presidente di Sovranità Italiana

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