Da quando è nato Sovranità Italiana ha posto come primario obiettivo della sua missione quello di informare le persone sui meccanismi che stanno dietro alla gestione del denaro in tutte le sue forme, convinti come siamo che nella gestione della Politica Monetaria, delegata alla Finanza, si nascondano (in pratica) tutti i mali economici del mondo. Ora molti mi hanno contestato questa idea ma, in effetti, non è una idea mia e credo che il primo precursore di una idea simile sia un personaggio non proprio “sconosciuto” anche se nato a Stagira, penisola Calcidica, nel 384 a.C. quindi non proprio attuale: Aristotele.

immagine dal sito www.allaboutsophia.it

Cosa pensava Aristotele della moneta?

“Tutto ciò che è oggetto di scambio deve essere in qualche modo commensurabile. A questo scopo è stata inventata la moneta, che è diventata una sorta di termine medio, dato che misura tutto. Misura sia l’eccesso che il difetto e quindi anche quante scarpe siano uguali a una casa o a ad una determinata quantità di viveri. Bisogna, dunque, che il rapporto che c’è tra un architetto ed un calzolaio ci sia tra un determinato numero di scarpe e una casa o una certa quantità di cibo. Infatti, se non vi è commensurabilità non si possono avere né scambio né comunità. E questo non si attuerà se i beni da scambiare non siano in qualche modo uguali. Quindi è necessario che tutto venga misurato con un qualcosa di unitario, come abbiamo già detto prima. Questo, in verità, è il bisogno, che tiene unita la comunità; se infatti non vi fosse bisogno di nulla, o se non vi fosse bisogno in modo comparabile, lo scambio non avrebbe luogo o non sarebbe lo stesso. E come mezzo di scambio per soddisfare il bisogno è nata, per accordo comune, la moneta, e per questo ha il nome di nomisma (moneta), perché non è per natura ma per convenzione e dipende da noi cambiarne il valore o renderla senza valore. (…) Se in un certo momento non abbiamo bisogno di nulla, la moneta è una sorta di garanzia che gli scambi saranno possibili anche in futuro, quando saranno necessari, giacché deve essere possibile a chi porta moneta ricevere ciò di cui ha bisogno. Anche la moneta subisce l’inconveniente di non avere sempre il medesimo potere d’acquisto, tuttavia il suo valore tende a rimanere piuttosto stabile. E’ per questo che tutte le merci devono essere valutate in moneta; così, infatti, sarà sempre possibile uno scambio e, se sarà possibile lo scambio, sarà possibile anche la comunità. Dunque la moneta, come misura, parifica le merci perché le rende tra loro commensurabili, infatti non ci sarebbe comunità senza scambio, né scambio senza parità, né parità senza commensurabilità”

Differenza fra tipi di monete e definizione di Denaro come “indice di Valore Fungibile”

Ora devo scusarmi con i lettori ma giuro che non è mia intenzione paragonarmi ad Aristotele. Solo voglio far notare che la testi sostenuta da Sovranità Italiana, della quale chi scrive è l’autore, ha classificato il denaro come “Indice di Valore Fungibile” ed è praticamente la stessa cosa (detta in altri termini) che diceva Aristotele 2300 anni fa quando diceva “se non vi è commensurabilità non si possono avere né scambio né comunità“. Perché quindi sosteniamo questo?

Semplicemente perché il Denaro è un “indice di Valore” in quanto “indica il valore da noi posseduto”. Quando abbiamo in tasca una banconota da 100 Euro non possediamo la banconota: quella è della BCE. Noi possediamo un Valore quantificato in 100 euro e la banconota sta li nelle nostre tasche a dimostrarlo. Inoltre abbiamo aggiunto “fungibile” che (dal Vocabolario Treccani) “tenere l’uno il posto dell’altro agli effetti giuridici quindi sinonimo di intercambiabile”. Ed infatti il Denaro è oggetto fungibile per eccellenza in quanto intercambiabile (per convenzione) con qualsiasi cosa.

Ma Aristotele ci dice un’altra cosa importantissima: la moneta “non è per natura ma per convenzione e dipende da noi cambiarne il valore o renderla senza valore“. Un Euro non vale un Euro in modo intrinseco: siamo noi ad attribuirgli quel valore ed abbiamo la facoltà di generarne quanti ne vogliamo. Non solo: lo facciamo di continuo. E la più grossa operazione di “emissione di moneta” che detto in termini forse più comprensibili ai più significa “stampa di denaro dal nulla” fu quella messa in atto dalla BCE con il Quantitative Easing che significò l’emissione di 60 miliardi di euro al Mese per due anni, generati a fronte del nulla senza alcuna copertura aurea. (che d’altra parte non serve a nulla)

Draghi ed il Quantitative Easing

Ma allora perché la BCE ha potuto emettere denaro dal nulla? Semplicissimo: perché (fondamentalmente) aveva ragione Aristotele: “non è per natura ma per convenzione“. Ed oggi ci sentiamo dire da tutti i “grandi ecomomisti” che per fare le opere pubbliche servono soldi ma che per averli dovremmo lavorare in una totale contraddizione in termini, come cerco di spiegare in questo video:

In realtà non è affatto vero che manca il lavoro: mancano i soldi per pagarlo ma mancheranno sempre finché lasceremo alla Finanza la possibilità di gestire la politica monetaria a fini speculativi.

Ma il dominio della Finanza ha imboccato il viale del tramonto.

Davide Carlo Serra

Di Davide Serra

Presidente di Sovranità Italiana

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